Simulazione del contratto e “potestas iudicandi” degli arbitri

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 14884 del 31/05/2019) afferma che l’accertamento del carattere simulato del contratto sul quale si fonda la pretesa fatta valere innanzi agli arbitri rientra nella potestas iudicandi di questi ultimi, in quanto la loro cognizione si estende, salvo eventuali ben precisi limiti legali, a qualsiasi aspetto della vicenda che risulti rilevante per stabilire se ed in quale misura il diritto fatto valere da una parte sia fondato.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, la controversia insorta in relazione ad un contratto di affitto d’azienda, è stata definita, in ragione della clausola compromissoria contenuta nel contratto, con lodo arbitrale che dichiarava cessato il contratto d’affitto alla scadenza del termine e condannava l’affittuario alla immediata riconsegna dell’azienda e di tutti i beni che la componevano, nonché al risarcimento del danno per avere ritardato tale restituzione. Il lodo dichiarava, invece, improcedibile la domanda riconvenzionale diretta all’accertamento della simulazione del contratto d’affitto e dell’esistenza tra le parti di un dissimulato contratto di vendita dell’azienda verso il corrispettivo di € 100.000, integralmente versato, ritenendo estranea tale questione alla clausola compromissoria.

La Corte d’Appello, chiamata a decidere sull’impugnazione del lodo per la statuita improcedibilità della domanda riconvenzionale, avallando sul punto il lodo arbitrale e valutando inammissibile le censure svolte innanzi ad essa, ha ritenuto che la richiesta di accertamento della simulazione del contratto d’affitto d’azienda non è geneticamente collegata al contratto, non riguardando né l’interpretazione né l’esecuzione dello stesso.

Cassando la sentenza della Corte d’Appello, la Suprema Corte ha ribadito che la cognizione degli arbitri si estende (salvo eventuali ben precisi limiti legali) a qualsiasi aspetto della vicenda che risulti rilevante ai fini di stabilire se e in qual misura la pretesa fatta valere da una parte sia fondata.

Non può, pertanto, dubitarsi che l’accertamento del carattere simulato del contratto sul quale è fondata la pretesa fatta valere innanzi agli arbitri costituisca presupposto logico indispensabile perché l’arbitro possa pronunciarsi sull’oggetto della domanda.

La pronuncia in commento appare conforme ad un lontano precedente (Cass. n. 3167/1957) con il quale la Suprema Corte aveva affermato che «quando le parti hanno voluto riservare al giudizio arbitrate le questioni relative alle interpretazioni del contratto, tra queste debbono ritenersi comprese anche quelle relative all’accertamento della simulazione, assoluta o relativa, del negozio».