Sequestro conservativo concesso dal Tribunale in pendenza di un giudizio arbitrale

Con ordinanza del 31 luglio 2019, il Tribunale di Brescia, adito da una socia di società di capitali assistita dagli Avv.ti Andrea Frangipane e Francesco Inturri, ha ordinato il “sequestro conservativo, anche presso terzi, di beni mobili, immobili e crediti di qualunque natura, di proprietà, titolarità e comunque di pertinenza” dell’amministratore delegato della società stessa, fino alla concorrenza di somme superiori al milione di Euro.

Il procedimento è stato instaurato davanti al Tribunale allorquando pendeva già un giudizio arbitrale promosso sempre dalla socia proprio per ottenere l’accertamento delle responsabilità dell’amministratore delegato per mala gestio, la conseguente condanna di quest’ultimo al risarcimento dei danni cagionati alla società e la revoca definitiva dalla carica gestoria.

Il Tribunale, ritenuto ammissibile il ricorso, ha affermato che sussistessero “fondati indizi di diffuse irregolarità gestorie”, rilevando, dai fatti dedotti e documentati dalla ricorrente nell’ambito del giudizio arbitrale, e ribaditi nel procedimento cautelare, una gestione della società da parte dell’amministratore “distorta da esigenze private (rectius “familiari”)”; dunque, in sostanza, ravvisando nelle molteplici condotte di quest’ultimo, al momento anche rinviato a giudizio dal Tribunale Penale per capi di imputazione relativi a fatti in parte coincidenti con quelli oggetto dell’azione di responsabilità, elementi di gravità tale da giustificare la concessione della misura cautelare.

Il Tribunale, si legge nell’ordinanza, ha infatti ritenuto che dal ricorso depositato dalla socia emergesse “una serie di addebiti puntualmente delineati in termini di allegazione e supportati da copiosa documentazione” tale da far ritenere assolto, in conformità ad un consolidato principio giurisprudenziale invocato dalla socia stessa, condiviso dal Giudicante, che “in tema di responsabilità degli amministratori l’onere della prova…ricade sull’amministratore, il quale ha l’onere di dimostrare, a fronte dell’allegazione di inadempimento qualificata da parte della società (nel caso di specie, della socia, ndr.), di avere correttamente adempiuto le obbligazioni derivanti dal mandato”; onere, quest’ultimo, non puntualmente assolto da parte dell’amministratore.