Procedimento monitorio in materia di telecomunicazioni

La Corte di Cassazione, con la recente ord. n. 16594/2019, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione relativa alla obbligatorietà del tentativo di conciliazione con riguardo al procedimento monitorio in materia di telecomunicazioni e, in caso affermativo, in ipotesi di mancato assolvimento dell’obbligo, alla conseguente improcedibilità o improponibilità della domanda, mentre in caso negativo, a quale sia la parte gravata dall’onere.

La Legge n. 249/1997, che ha istituito l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni ed ha regolato i sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo prevede, infatti, che con riguardo alle controversie tra utenti ed un soggetto autorizzato o destinatario di licenze, oppure tra soggetti autorizzati o destinatari di licenze tra loro, non possa proporsi ricorso in sede giurisdizionale fino a che non sia stato esperito un tentativo obbligatorio di conciliazione, da ultimare entro trenta giorni dalla proposizione dell’istanza all’Autorità.

Con la recente ordinanza n. 16594/2019, la Suprema Corte ha passato preliminarmente in rassegna la normativa in materia, soffermandosi in particolare sulla delib. n. 182/2012 con cui l’AGCOM ha adottato il regolamento relativo alla risoluzione delle controversie insorte nei rapporti tra organismi di telecomunicazione ed utenti e sulla delib. n. 173/07/CONS che, nel prevedere l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione per le controversie in materia di telecomunicazioni, a pena di improcedibilità del ricorso in sede giurisdizionale, esclude quelle nelle quali l’inadempimento non sia dipeso da contestazioni relative alle prestazioni effettuate.

La Corte di Cassazione ha poi richiamato la giurisprudenza in materia, analizzando l’unico precedente di cui alla pronuncia n. 25611/2016 secondo la quale, sulla scia della sentenza della Corte Costituzionale n. 276/2000, il tentativo obbligatorio di conciliazione non si estende anche alla fase sommaria della procedura monitoria, in quanto esso è strutturalmente legato ad un processo fondato sul contraddittorio, non previsto in tale procedura.
La Suprema Corte, nel rimettere la questione alle Sezioni Unite, prospetta quattro distinte possibili soluzioni, esprimendo il proprio favore per l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione anche con riferimento al procedimento monitorio.