Validità della procura autenticata dal notaio all’estero

La procura a vendere rilasciata all’estero è valida in Italia qualora rispetti i requisiti di autenticazione richiesti dalla normativa nazionale: pertanto il notaio straniero, in ossequio a quanto previsto dall’art. 2703 c.c., dovrà attestare con certezza l’identità del sottoscrittore ed altresì che la firma di quest’ultimo sia apposta in sua presenza.

È questo il principio sancito dalla seconda sezione civile della Corte di Cassazione nella recente sentenza n. 17713 del 2 luglio 2019, con cui, nel pronunciarsi sulla invalidità di una procura a vendere rilasciata all’estero dinanzi a un notaio americano dello stato della Pennsylvania, ha richiamato l’applicabilità dell’art. 60 della L. 218/1995 in materia di rappresentanza volontaria, secondo cui l’atto di conferimento dei poteri di rappresentanza è valido, in relazione alla forma, se considerato tale dalla legge dello Stato che ne regola la sostanza, oppure dalla legge dello Stato in cui è posto in essere. Come puntualizzato dalla Corte, tale disposizione deve essere necessariamente collegata con il R.D. 10 settembre 1914 n. 1326, che all’art. 54 vieta al notaio di rogare contratti in cui intervengano persone che non siano assistite o autorizzate nel modo espressamente stabilito dalla legge.

La controversia esaminata dalla Suprema Corte originava dalla domanda di nullità di una procura a vendere un fondo rustico e del relativo atto di compravendita avanzata dall’attrice nei confronti del marito, in quanto la procura riportava una data di nascita diversa da quella dell’attrice ed era priva dell’identificazione dei due testimoni. In accoglimento della sentenza resa dalla Corte di Appello di Napoli, con cui si era dichiarata l’inefficacia dell’atto di compravendita, la Corte di Cassazione ha affermato che le diverse generalità della persona che ha sottoscritto la procura e l’omessa menzione dei documenti di riconoscimento eventualmente esaminati costituiscono elementi idonei ad escludere, in capo al notaio, lo svolgimento dell’attività di accertamento richiesta dall’art. 2703 c.c..

La pronuncia della Cassazione conferma un indirizzo già espresso in numerosi precedenti (Cass. SS.UU., sentenza 13/02/2008 n. 3410; Cass. Sez. II, sentenza 22/05/2008 n. 13228) e di recente ribadito nella sentenza n. 26951 del 15/11/2017 con cui i giudici supremi avevano accolto l’eccezione di inammissibilità del controricorso per nullità della procura speciale rilasciata in Svizzera, in quanto non era stata allegata l’attività certificativa svolta dal notaio, ovvero l’attestazione che la firma era stata apposta in sua presenza da persona di cui aveva accertato l’identità.

La circostanza, dunque, che il notaio americano abbia autenticato la firma apposta dall’attrice ai sensi degli artt. 3-5 della Convenzione dell’Aja, e avesse apposto l’apostille secondo le previsioni della stessa convenzione, non esime il public notary dall’obbligo di identificare correttamente il soggetto che conferisce la procura, rappresentando, tale attività di accertamento, una garanzia sostanziale al rispetto della quale l’ordinamento italiano non può derogare.