Partita IVA chiusa solo dopo l’incasso dell’ultima fattura

L’articolo 35-bis del D.P.R. 633/1972 prevede l’obbligo per gli eredi di procedere alla chiusura della partita IVA del de cuius nel termine massimo di 6 mesi dalla sua morte. Tuttavia, in presenza di fatture da incassare o prestazioni non ancora fatturate da parte del contribuente defunto è ammissibile derogare a quanto stabilito dal succitato articolo, come ha affermato l’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 34 dell’11 marzo 2019.

Nella fattispecie affrontata dal documento di prassi citato, l’istante richiedeva chiarimenti in merito agli obblighi, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, cui sono tenuti gli eredi del professionista deceduto, tenuto conto dell’esistenza di fatture emesse con IVA ad esigibilità differita e di prestazioni professionali non ancora fatturate alla data del decesso. Si poneva, dunque il problema di come versare l’imposta non ancora incassata, nell’eventualità che si debba comunque procedere al rispetto di quanto previsto dall’articolo 35-bis del D.P.R. 633/1972.

Il quesito si inserisce nell’ambito di un tema complesso, ovvero quello degli aspetti fiscali connessi alla cessazione dell’attività professionale, che ha visto nel corso del tempo diversi pronunciamenti sia da parte dell’amministrazione finanziaria che della giurisprudenza. In particolare, si fa riferimento:

  • alla circolare n. 11/E del 16/02/2007, in cui al punto 7.1 si afferma che “l’attività del professionista non si può considerare cessata fino all’esaurimento di tutte le operazioni, ulteriori rispetto all’interruzione delle prestazioni professionali, dirette alla definizione dei rapporti giuridici pendenti, ed, in particolare, di quelli aventi ad oggetto crediti strettamente connessi alla fase di svolgimento dell’attività professionale”;
  • alla risoluzione n. 323/E del 20/08/2009, con la quale è stato specificato che “La cessazione dell’attività del professionista non coincide con il momento in cui egli si astiene dal porre in essere le prestazioni professionali, bensì con quello, successivo, in cui chiude i rapporti professionali, fatturando tutte le prestazioni svolte e dismettendo i beni strumentali. Fino al momento in cui il professionista, che non intende anticipare la fatturazione rispetto al momento di incasso del corrispettivo, non realizza la riscossione dei crediti, l’attività professionale non può ritenersi cessata”;
  • alla sentenza della Corte di Cassazione n. 8059 del 21/04/2016, in cui si afferma che “il compenso di prestazione professionale è imponibile ai fini IVA, anche se percepito successivamente alla cessazione dell’attività, nel cui ambito la prestazione è stata effettuata, ed alla relativa formalizzazione”. La corte prosegue dichiarando che “non emergono, peraltro, ragioni logico-giuridiche ostative all’applicazione della soluzione indicata relativamente ai corrispettivi di prestazioni eseguite, nell’esercizio dell’attività economica di soggetto deceduto o di società, incassati dagli eredi o dai soci”.

L’Agenzia delle Entrate, nella risoluzione n. 34 del 11/03/2019, ha stabilito che quanto chiarito sopra sia applicabile anche agli eredi del professionista e che sia, quindi, ammissibile una deroga all’articolo 35-bis del D.P.R. 633/1972, nonché mantenere aperta la partita IVA del de cuius fino alla data dell’integrale riscossione dei crediti esistenti. Inoltre, la stessa Amministrazione aggiunge che un’ulteriore soluzione è rappresentata dalla possibilità per gli eredi di anticipare la fatturazione delle prestazioni rese dal professionista defunto e di chiudere la partita IVA. Tuttavia, in quest’ultimo caso, sarà necessario computare null’ultima dichiarazione annuale IVA anche le operazioni indicate nel quinto comma dell’articolo 6 del D.P.R 633/1972, per le quali non si è verificata l’esigibilità dell’imposta, ovvero anticipare l’esigibilità rispetto al momento dell’effettivo incasso.

Infine, si ricorda che, in via generale, l’articolo 35, comma 15-quinquies, del D.P.R. 633/19722 prevede che l’Agenzia delle Entrate procede d’ufficio alla chiusura delle partite IVA dei soggetti che, sulla base dei dati e degli elementi in suo possesso, risultano non aver esercito nelle tre annualità precedenti attività d’impresa ovvero artistiche e professionali.