Le ICO nel rapporto finale della Consob

Lo scorso 2 gennaio la Consob ha pubblicato il rapporto finale (di seguito, il “Documento”) sulle offerte iniziali (le ICO) e scambi (le IEO) di cripto attività (i così detti token) che costituiscono uno dei numerosi modi in cui può essere sfruttata la tecnologia distributed ledger (DLT) ed anche la tecnologia blockchain (tecnologie, rileva la Consob, da tener distinte essendo la DLT una categoria più ampia nell’ambito della quale è sviluppata la tecnologia blockchain).

Il Documento è stato redatto (anche) sulla base delle osservazioni pervenute a Consob nell’ambito della fase della consultazione pubblica tenutasi tra il 21 maggio 2019 e il 5 giugno 2019 alla quale hanno partecipato esponenti del mondo accademico, studi legali e varie associazioni di categoria.

Con il Documento la Consob fornisce alcune indicazioni per una regolamentazione a livello normativo delle offerte (ma anche degli scambi,) di cripto-attività non assimilabili a strumenti finanziari, per le quali dovrebbe invece continuare ad applicarsi la disciplina MIFID/TUF. Si fa principalmente riferimento a quelle aventi ad oggetto gli utility token ovvero le cripto-attività che attribuiscono a chi le detiene il diritto ad avere una prestazione futura quale può essere ad esempio l’utilizzo di un determinato bene o servizio.

Con particolare riferimento ai promotori delle ICO, che possono essere società ma anche persone fisiche, questi per la Consob non dovrebbero avere determinati requisiti organizzativo/patrimoniali, altrimenti il rischio sarebbe quello di compromettere lo sviluppo del fenomeno delle ICO stesse. Ciò non impedisce, rileva la Consob, di introdurre comunque determinati presidi volti a rendere l’operazione il più trasparente possibile per il mercato e gli investitori. Tra questi presidi vi potrebbero essere:

  • la pubblicazione di un documento iniziale per l’offerta con informazioni minime (il c.d. white paper) contenente elementi sull’operazione, sulle cripto-attività ;
  • la pubblicazione di aggiornamenti annuali del white paper e di aggiornamenti straordinari in occasione di eventi eccezionali idonei a mutare in forma rilevante l’iniziativa.

Inoltre, l’offerta di cripto-attività deve essere riconducibile ad un progetto imprenditoriale, nel senso che deve essere offerto al pubblico un token che incorpori la possibilità di utilizzare, o ricevere in futuro, un bene o un servizio che il promotore ha realizzato, o che comunque ha in corso di realizzazione.

Il rispetto di tali presidi dovrebbe essere in capo alle piattaforme on-line che gestiscono lo svolgimento delle offerte in sede di emissione della cripto-attività. Per la Consob gli operatori meglio posizionati per ricoprire tale ruolo di gestore di ICO sono i portali di crowdfunding (nonché quelli che detengono requisiti soggettivi analoghi a quanto previsto per detti gestori). Tuttavia sono ammesse anche piattaforme con diversi requisiti.

Le piattaforme di crowdfunding, e quei fornitori che hanno requisiti soggettivi analoghi, possono chiedere di essere iscritti in un apposito registro (e quindi essere soggette alle relative imposizioni Consob). L’iscrizione non è tuttavia requisito necessario per svolgere l’attività di offerta delle cripto attività (meccanismo di opt-in).

La Consob apre poi anche all’offerta di token da parte di operatori aventi sede in un Paese estero con “un regime di regolamentazione e vigilanza che abbia caratteristiche che si pongono in linea con quanto previsto dalla normativa italiana e purché, in relazione al sistema di scambi medesimo, la Consob abbia stipulato un apposito accordo di cooperazione con la corrispondente Autorità estera competente”.