Termini per il perfezionamento delle notificazioni telematiche

Con la sentenza n. 75 del 9 aprile 20109, la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla questione di legittimità costituzionale promossa dalla Corte di Appello di Milano, con ordinanza del 16 ottobre 2017, in relazione all’art. 16 septies del d.l. 179/2012, nella parte in cui prevede che “l’art. 147 c.p.c. si applichi anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo”.

Secondo la rimettente, l’art. 16 septies d.l. 179/2012 violerebbe in primis l’art. 3 Cost, sotto il profilo sia del principio di uguaglianza, sia di quello di ragionevolezza, poiché equipara il domicilio fisico a quello digitale, comportando che le notifiche cartacee e quelle telematiche siano trattate in modo eguale seppur differenti. L’art. 147 c.p.c., infatti, intende tutelare il destinatario, per salvaguardarne, cioè, il diritto al riposo in una fascia oraria (dalle 21 alle 24) in cui egli sarebbe stato, altrimenti, costretto a continuare a controllare la propria casella di posta elettronica.

Tuttavia, la semplice estensione del limite orario previsto dall’art. 147 c.p.c. alle notifiche a mezzo PEC non bloccherebbe l’inevitabile ricezione delle email da parte del destinatario con il disturbo che ne consegue poichè una volta che la PEC è giunta al server dell’appellato non può essere rifiutata e quindi la ricezione della email può avvenire in ogni momento, ad ogni ora del giorno e della notte, anche oltre il limite posto dall’art. 147 c.p.c..

Inoltre, ad opinione della Corte ambrosiana l’art. 16 septies d.l. 179/2012 si porrebbe in contrasto con gli artt. 24 e 111 Costituzione. Qualora infatti il notificante opti per la notifica a mezzo PEC e si trovi a inviare l’atto l’ultimo giorno utile, questo sarebbe costretto a farlo entro i limiti di cui all’art. 147 c.p.c. – ovvero nella fascia oraria 7- 21 – senza poter sfruttare appieno il termine utile per approntare la propria difesa. Termine che l’art. 155 c.p.c. computa a giorni e che, nel caso di impugnazione, scade appunto, allo spirare della mezzanotte dell’ultimo giorno.

Nell’accogliere le censure proposte dalla Corte di Appello di Milano, la Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità del sopra menzionato art. 16 septies D.L. 179/2012 nella parte in cui – richiamando i limiti temporali dettati dall’art. 147 c.p.c. – prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche, dopo le ore 21 ed entro le ore 24, si perfezioni per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della ricevuta di accettazione, ledendo, tale previsione, quell’affidamento che il notificante ripone nelle potenzialità del sistema tecnologico.

Nell’affermare ciò, la Corte Costituzionale ha in primis rilevato come il sistema tecnologico tradizionale si differenzi dal sistema tradizionale di notificazione, posto che quest’ultimo si basa su un meccanismo legato all’apertura degli uffici, da cui prescinde invece la notificazione con modalità telematica. Inoltre, ha rilevato come tale assunto sia già stato recepito dal legislatore all’interno della disciplina del deposito telematico, là dove, proprio in riferimento alla tempestività del termine di deposito telematico degli atti processuali di parte, ha previsto, mediante l’art. 16 bis del d.l. 179/2012 comma 7, che il «deposito è tempestivamente eseguito quando la ricevuta di avvenuta consegna è generata entro la fine del giorno di scadenza (…)».