Clausole vessatorie e Codice del Consumo: è sufficiente la doppia sottoscrizione?

La Corte di Cassazione di recente, in data 28 aprile 2020, si è espressa in tema di clausole vessatorie e contratti del consumatore affermando il seguente principio: “nel caso di contratti predisposti unilateralmente dal professionista, al requisito della diretta conoscenza della clausola derogatoria del foro, assicurato mediante la specifica approvazione per iscritto prevista dall’art. 1341 c.c., si aggiunge quello della necessità di una apposita negoziazione, imposta quale condizione di efficacia dall’art. 34, comma 4, codice del consumo.”

I giudici di piazza Cavour sono stati chiamati a decidere su una questione in tema di competenza territoriale, la cui risoluzione ha portato all’enunciazione del principio di diritto sopra enunciato.

Il Signore Alfa aveva convenuto innanzi al Tribunale di Palermo la società Beta, chiedendo la condanna della convenuta all’adempimento delle proprie obbligazioni in virtù di un contratto tra di essi sottoscritto.

Beta, citata in giudizio, aveva eccepito l’esistenza di una clausola, contenuta nell’articolo 12 del contratto oggetto del contenzioso, che derogava alla competenza territoriale. Tale clausola, specificamente approvata ai sensi dell’articolo 1341 c.c., prevedeva la competenza esclusiva, a seconda del valore, del Giudice di pace o del Tribunale di Cassino.

Il Tribunale di Palermo, con ordinanza del 30 novembre 2018, aveva ritenuto fondata l’eccezione sollevata da Beta affermando che la clausola relativa al foro di competenza doveva ritenersi valida e correttamente approvata secondo quanto previsto dal D.lgs 206/2005 (Codice del Consumo).

Alfa, a seguito della decisone del Tribunale di Palermo, aveva deciso di proporre ricorso per regolamento di competenza innanzi alla Corte di Cassazione.

I giudici ermellini hanno ritenuto fondato il ricorso proposto da Alfa, dichiarando la competenza del Tribunale di Palermo e di conseguenza l’abusività della clausola vessatoria riguardante il foro di competenza inserita nel contratto sottoscritto tra le parti.

La Corte di Cassazione ha motivato la propria decisione affermando il seguente principio  fondamentale: “la disciplina delle condizioni generali di contratto di cui all’art. 1341 c.c. non ha nulla a che vedere con la vessatorietà delle clausole regolamentata, per i contratti del consumatore, dall’art. 33 cod. cons.”.

Pertanto, in virtù del principio sopra affermato, secondo i giudici di Piazza Cavour il Tribunale palermitano è stato tratto in errore, nel giudicare la non vessatorità della clausola relativa alla competenza, in quanto si è limitato a verificare la conformità della suddetta clausola all’articolo 1341 c.c. e dunque a verificare la presenza della specifica approvazione per iscritto.

Tuttavia, la disciplina prevista dal Codice del Consumo introduce un altro fondamentale requisito ai fini della validità della clausola vessatoria oltre a quello della specifica approvazione per iscritto. L’art. 34 co.4 del codice del consumo afferma che “non sono vessatorie le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di trattativa individuale”. Inoltre il seguente co. 5 dell’articola 34, limitatamente ai contratti conclusi mediante sottoscrizioni di moduli o formulari, prevede l’onere probatorio relativo alla specifica trattativa di cui al comma 4 a carico del professionista che ha predisposto il contratto.

Alla luce della recentissima pronuncia, dunque, occorre tener presente che nel caso di contratti soggetti alla disciplina del Codice del Consumo, le clausole vessatorie affinché possano ritenersi efficaci, oltre ad essere approvate per iscritto, devono essere il frutto di una specifica negoziazione tra il consumatore e il professionista.